Le strutture del castello di Monte Copiolo, dopo l'abbandono del sito, sono regredite. Mentre alcune sue difese e abitazioni, smontate o crollate tra XVII e XX secolo, hanno lasciato nel sito importanti tracce, altre sono del tutto scomparse mettendo a nudo il sottostante strato geologico su cui erano appoggiate. Questa scomparsa ha permesso il riaffioramento di alcune porzioni del rilievo montecopiolese che si trovavano, durante l'occupazione del sito, occultate dalla posa degli edifici.
Si tratta di aree interessanti che mostrano una fase estremamente importante della vita del castello, ossia quella della sua pianificazione strutturale e della conseguente preparazione del sito.
È noto come la posa in opera di un castello, avvenuta la scelta del luogo secondo criteri difensivi od economici, possa seguire un'articolata fase di pianificazione strutturale. Questo momento che prevede, in alcuni casi, l'apertura di cave, l'escavazione di fossati e la realizzazione di terrazzamenti mediante profonde opere d'intaglio di interi rilievi montuosi, risulta poi occultato proprio dalla costruzione degli edifici e delle strutture difensive che formano il tessuto della fortificazione.
In castelli e fortezze ancora in buono stato di conservazione questa fase è difficilmente analizzabile, ma in siti decastellati o del tutto abbandonati, con la parziale - totale - scomparsa delle strutture può riaffiorare il sito e con esso i segni lasciati dall'uomo su di esso.
Il Montefeltro costituisce, al riguardo, una significativa area d'indagine enumerando diversi siti decastellati nei quali si riescono oggi a leggere i segni lasciati dall'uomo sul paesaggio; mi riferisco particolarmente ai siti dei castelli di Monte Acuto (Comune di Montecopiolo), Monteboaggine (Comune di Montecopiolo), Pietrafagnana (Comune di Pietrarubbia).
Lo studio di alcuni "castelli scomparsi", più propriamente, del loro sito, mediante ricognizioni permette oggi di compiere un importante passo indietro nel tempo sino a qualche attimo prima della messa in posa di un castello. La lettura di queste porzioni di territorio porta così a comprendere l'importante fase architettonica della nascita di un centro difensivo.
La prima fase della nascita di un centro difensivo (od abitativo) non poteva prescindere dalla sua pianificazione strutturale. Le necessità difensive erano, spesso, quelle più pressanti ed è il caso di Monte Copiolo dove una rupe scoscesa, che presentava la maggior parte del suo perimetro già difeso da uno scoscendimento, forniva garanzia di una maggiore difendibilità con il minimo sforzo.
Identificato il luogo dove stanziarsi in maniera definitiva occorreva preparare questo ad accogliere alcune strutture, ma andava anche predisposto il materiale edilizio da porre poi in posa. In questa fase potevano operare maestranze locali e/o vere e proprie maestranze specializzate provenienti spesso, nel caso del Montefeltro, da altre parti d'Italia (è il caso dei "magistri comacini").
Si riscontra, dalla ricerca archeologica in atto, che in diversi siti feretrani le maestranze andavano ad intervenire in maniera spesso massiccia nella morfologia del sito stesso. Una rupe, scelta per la posa di un castello, poteva venire ampiamente intagliata. Un modellamento che aveva il duplice scopo di rendere meglio difendibile il sito e di reperire, allo stesso tempo, materiale da costruzione.
Tutti e due i casi hanno provocato, nel territorio, mutamenti del paesaggio che, ancora oggi, affascinano per la loro monumentalità.
Un'opera, in particolare, quando presente, andava ad alterare l'originario aspetto di un luogo: l'apertura di una cava. In certi casi le cave, aperte per il necessario reperimento del materiale da costruzione, erano collocate nei pressi del luogo in cui sarebbe avvenuta la posa in opera, ma in altri casi, le cave si impiantavano direttamente all'interno di un sito stesso e ciò permetteva di raggiungere, contemporaneamente, due obiettivi: si poteva modellare un'altura secondo le proprie esigenze di difesa reperendo, direttamente in situ, il materiale da costruzione. È il caso del castello di Monte Copiolo. Va da sé che questa seconda tipologia permetteva una posa in opera più rapida.
L'apertura di una cava risultava momento fondamentale per la storia di un centro fortificato. Con essa prendeva vita un ciclo produttivo in cui la materia inerte si trasformava in manufatto utilizzabile.
Le ricognizioni di superficie condotte presso il monte Copiolo, la successiva indagine archeologica che, in alcuni saggi di scavo, ha raggiunto lo strato geologico del monte e l'esame dell'aerofotogrammetria e di alcune fotografie d'epoca hanno permesso di identificare, in tutta la superficie del rilievo, importanti segni di cava.
Le cave, aperte in fasi differenti della vita dell'insediamento, hanno via via modificato l'intero rilievo provocando importanti mutamenti nella morfologia dello stesso.
FASE 1 (XI - XII secolo)
La cima del rilievo: il torrione sommitale
È assegnabile alla prima fase di vita di questo centro (XI - XII secolo) il modellamento della cima del rilievo. Qui, dopo la scomparsa della chiesa duecentesca, avvenuta in epoca moderna e lo scavo archeologico condotto negli anni 2003-2004, sono tornate alla luce le fondazioni del torrione che, almeno dall'XI secolo, svettava dal culmine del monte e, con esse, il sottostante strato geologico.
Si è compreso come questo podio di forma perfettamente quadrata, spianato sulla sua superficie, sia derivato da profonde opere d'intaglio delle pareti rocciose che hanno permesso il modellamento della cima del monte Copiolo. In situ si distinguono ancora pareti di roccia verticali che sostenevano le strutture del torrione. Proprio questa imponente struttura (m 12 X 12), i cui quattro lati si appoggiavano direttamente su banchi di roccia, utilizzava come parte della pavimentazione del piano terra lo strato geologico del monte appositamente spianato dove, ancora oggi, si distinguono i segni di lavorazione lasciati dagli strumenti.
Sempre in quest'area sono emersi particolari ulteriormente interessanti per la comprensione delle operazioni di cava. Si distinguono, ad una quota di poco più bassa rispetto al pavimento della torre, alcuni blocchi in pietra calcarea perfettamente riquadrati nelle loro 5 facce (la sesta, quella di base è ancora unita allo strato geologico del monte). Si tratta di materiale pronto per l'estrazione lasciato però in situ dunque, non estratto.
FASE II (seconda metà XII - prima metà XIII secolo)
L'area della rocca
Si tratta della fase del definitivo incastellamento del sito, quando si provvide all'edificazione della rocca e del sottostante abitato. È senza dubbio il momento più rilevante della storia di questo insediamento e, questa volta, le modificazioni della morfologia del rilievo furono massicce.
Si realizzò, sulla cima del monte, un secondo terrazzamento questa volta alla base del podio del torrione e molto più ampio rispetto a quello che aveva accolto , in precedenza, le strutture stesse della torre. Qui i livellamenti del terreno, ancora perfettamente riscontrabili, andarono a tagliare i precedenti livelli d'uso che si spingevano dalla media età del bronzo sino all'altomedioevo. Su questo terrazzo furono poste in opera le strutture di servizio della rocca: un grande edificio addossato alla cinta occidentale e la cisterna. Questi edifici, come fondazione per lo loro strutture sfruttarono, in parte, lo strato geologico del monte appositamente rimodellato.
Anche lo scavo della vicina cisterna ha rivelato particolari significativi sulle modificazioni ambientali operate durante l'edificazione della rocca di Monte Copiolo, tra XII e XIII secolo. Questo manufatto si trova, come detto completamente interrato rispetto al sovrastante piano di calpestio del terrazzamento della corte della rocca. Oltre il suo lato sud è presente l'imboccatura di una grotta, naturale, che fungeva da "troppo pieno" per la struttura. In questo caso, a differenza del sovrastante torrione e della precedente fase, la volta di una grotta che doveva trovarsi in questo punto del monte fu letteralmente sfondata; intagliate e rese piane le sue pareti queste furono rivestite da una muratura a sacco a sua volta rivestita da un intonaco impermeabilizzante in cocciopesto. La cisterna, come dimostrato da alcune pareti rocciose che si trovano nelle sue immediate vicinanze e che ancora mostrano segni di tagliata a mano, fu letteralmente ricavata dal modellamento di un antro. Ad ulteriore conferma di questa ipotesi, nell'inerte che costituiva il sacco delle murature, sono stati rinvenuti numerosi frammenti (anche di notevoli dimensioni) di stalattiti (o stalagmiti) provenienti proprio dal riutilizzo di questo anfratto.
L'area dell'abitato
È probabilmente da assegnare alla stessa fase che vide l'intaglio del terrazzamento sul quale furono edificate le strutture della rocca, la realizzazione di un secondo più basso e ampio terrazzamento che, questa volta, accolse le strutture abitative del castello. In questo luogo, più che altrove, sono visibili i segni, a volte monumentali, lasciati nel sito dall'apertura di una cava. Tutto il costone di roccia su cui si innestano, oggi, i resti del torrione meridionale del castello, mostra evidenti segni di tagliata a mano. Si notano ancora blocchi riquadrati e non distaccati, pareti spianate; è imponente questa parte di fortificazione qui, più che altrove, le strutture sono state completamente fuse con la roccia stessa tanto da formare spesso un tutt'uno difficilmente distinguibile, a prima vista.
Lo stesso terrazzamento basso del monte, quello che accoglieva le strutture abitative del castello, è stato interamente ricavato dall'intaglio e dal livellamento del crinale del rilievo.
Il materiale estratto presso il sito di Monte Copiolo, una volta lavorato, andava direttamente in posa senza dover percorrere lunghi tragitti (visto che il sito di estrazione e collocazione coincidevano) trainato probabilmente dai buoi.