Nel corso delle prime 5 campagne di scavo sono emersi reperti ceramici soprattutto dall'area della rocca. La maggior parte delle ceramiche della rocca è da riferire a ceramica ad impasto grossolano da fuoco da assegnare ad una fase antecedente all'apparizione della maiolica arcaica, vale a dire, prima della prima metà del XIV secolo. La relativa rozzezza dei prodotti usati per cucinare insieme alla standardizzazione dei recipienti, ridotti a poche forme, è indicatore da una parte della povertà dell'insediamento, nella sua Fase I, inizialmente legato ad un presidio militare , dall'altra delle esigenze estremamente ridotte di una guarnigione, che usava indifferentemente vasellame da cucina sia sul fuoco che sulla tavola. Le forme in ceramica depurata sono ridotte a soli orci e boccali, per lo più usati per i liquidi.
Questi prodotti presentano generalmente tutti le stesse caratteristiche, sia nell'impasto che nella decorazione, e sembrano essere il prodotto di una stessa officina, forse anche locale. Da questi differiscono invece alcuni recipienti, caratterizzati da impasto semi-depurato e da una parete più fine, tra cui la cosiddetta pentola "tipo Rimini"; con questo prodotto, a partire dalla fine del XIII secolo, si arriva ad una prima transizione delle produzioni da fuoco, che scaturiranno nella comparsa delle prime pentole invetriate nel XIV secolo.
Tra le ceramiche da mensa della seconda metà del XIV secolo un posto privilegiato è senza dubbio occupato dalla maiolica arcaica, seguito dalla "zaffera a rilievo" e dalla smaltata monocroma nella prima metà del XV secolo, mentre in netta minoranza sono le ingobbiate, e in particolare la "graffita arcaica". Il servizio da mensa standard doveva quindi essere costituito da maiolica arcaica e zaffera per le forme chiuse (boccali, bicchieri) e "graffite arcaiche" e smaltate bianche per le forme aperte (ciotole, catini).
Con le prime smaltate policrome, databili ormai nella seconda metà del XV secolo il servizio da mensa si arricchisce con prodotti di buona qualità; dalle prime ceramiche di stile severo "a tavolozza fredda" il contesto diviene più ricercato poi per la presenza delle produzioni policrome ormai rinascimentali, offrendo un panorama ceramico di un certo pregio.
Il problema rimane quello della identificazione dei luoghi di produzione di queste smaltate policrome, che per certi versi trovano associazione con prodotti emiliano-romagnoli (Rimini , Cesena, Lugo, Faenza ), dall'altra con prodotti di centri limitrofi come ad esempio Pietrarubbia e Mondaino , ma in sostanza ben poche analogie con i materiali di ambito più prettamente marchigiano come Casteldurante, Urbino o Fano e Pesaro, cui invece spesso sono stati accomunati i rinvenimenti delle aree limitrofe.
Come nei rinvenimenti della vicina Coriano troviamo in sostanza manufatti del tutto simili a quelli prodotti dalle fornaci della vicina Mondaino o di altri artigiani marchigiani trasferitisi nel riminese.
Un altro elemento importante messo in luce invece dallo studio dei materiali ceramici relativi alle case dell'abitato, è la presenza nel territorio di fornaci, attive probabilmente intorno alla fine del XVI secolo. A questo proposito vogliamo ricordare che anche nella vicina Pietrarubbia sono stati rinvenuti prodotti ritenuti scarti di fornace o prodotti di seconda scelta, per i quali è stata proposta , senza avere però un supporto archeologico, un produzione locale. Il ritrovamento della "Abitazione 1" del castello di Monte Copiolo potrebbe fornire proprio questo supporto archeologico, a testimonianza di una produzione locale di invetriate e smaltate nella seconda metà del 1500.