Le indagini archeologiche condotte presso il Castello di Monte Copiolo (campagne 2002-2005) hanno finora restituito nove monete ascrivibili in modo piuttosto omogeneo al XII-XIV secolo. Si tratta di tre denari di Ancona e di due di Ravenna databili circa tra il 1170 ed il 1290, un quattrino di Firenze del 1373 ed uno di Siena riferibile alla delibera del 16 aprile 1371, nonché di un denaro tornese del 1280-1308. Un solo esemplare si discosta da questo contesto, ossia un mezzo baiocco di Clemente XI (1700-1721) proveniente da uno strato (US 8) accumulatosi all'interno della cisterna.
Lo scavo risulta ancora in corso, per cui il quadro delle presenze monetarie che possiamo descrivere va giudicato necessariamente provvisorio. Le considerazioni che ne derivano, dunque, andranno successivamente vagliate alla luce di futuri, auspicabili nuovi rinvenimenti.
Peraltro, il campione finora restituito appare numericamente piuttosto contenuto, ossia tale da rendere del tutto trascurabili e/o premature valutazioni di ordine statistico. Tuttavia, è possibile formulare alcune osservazioni significative che permettono di inserire questi rinvenimenti nel panorama della circolazione monetaria centro-adriatica di età medievale.
La presenza dei denari di Ancona e di Ravenna appare usuale in contesti marchigiani e romagnoli di XIII secolo. Con la fine del XII sec., infatti, queste due città prendono a coniare denari quasi identici tra loro secondo un accordo monetario sicuramente attestato a partire dal 1249, ma la cui stipula sembra doversi anticipare almeno al 1170. Gli effetti di questo accordo conducono alla creazione di un'area monetaria piuttosto uniforme, estesa a buona parte dell'Italia centrale adriatica: quasi del tutto esente da infiltrazioni esterne, questa risulta dominata appunto dal denaro di queste due zecche, cui, più tardi, si affianca quello omologo di Rimini . Infatti, i ripostigli di fine XII e di XIII, nonché i rinvenimenti monetari in genere, venuti alla luce in questa regione, appaiono basati quasi essenzialmente su questa moneta locale, così come la documentazione scritta di quest'area, ascrivibile al XIII secolo, dove le formule denari anconitani o denari ravennates o la combinazione sinonimica delle due, denari anconitani vel ravennates, risulta assolutamente dominante. L'interruzione della loro produzione probabilmente va situata attorno al 1290, data che vede l'introduzione del grosso agontano: quest'ultimo, infatti, rappresentava una svalutazione superiore al 20% della lira locale, svalutazione che, rendendo incompatibile il corso parallelo dei due nominali diversamente sopravvalutati, metteva fuori mercato quello meno sopravvalutato dei due, ossia il denaro.
Dunque, la presenza dei cinque esemplari di denaro appare riconducibile ad un quadro di riferimento già da tempo puntualmente definito. Allo stesso modo, la presenza delle due monete toscane non rappresenta un'anomalia, stanti le attestazioni in ambito romagnolo e marchigiano: infatti, i quattrini di Firenze e di Siena conservati nelle collezioni numismatiche del Museo Nazionale di Ravenna vanno segnalati come di probabile provenienza locale ; inoltre, quattrini di Siena sono documentati in ambito marchigiano, ad esempio, a S. Lorenzo di Poggio Calanco di Casteldelci , nel sarcofago di Catervio, Settimia e Basso a Tolentino, tra i rinvenimenti relativi alla Santa Casa di Loreto e, in un gruzzolo andato quasi completamente disperso, da Ponte Vecchio di Casteldelci. Analogamente, quattrini di Firenze sono documentati in quantità apprezzabili ancora a Loreto ed a Tolentino.
In questo quadro, pertanto, l'unico esemplare che suscita un interesse particolare è il denaro tornese di Guillaume de la Roche (1280-1287) o di Guy de la Roche (1287-1308). Questo nominale, infatti, risulta diffusamente attestato nell'Italia meridionale angioina , dove, stante la possibilità di impiegarlo per il pagamento delle tasse, si integrava in qualche modo nel sistema di conto locale e dove comincia anche ad essere prodotto già nel corso del Trecento. Invece, denari tornesi si rinvengono solo occasionalmente in Italia centrale , con una concentrazione che, anche in virtù del nostro ritrovamento, sembra farsi maggiore proprio in ambito marchigiano: in ogni caso siamo di fronte ad un bilancio molto contenuto che annovera i ritrovamenti di singoli esemplari da Loreto e da Tolentino ed ora dal Castello di Monte Copiolo.