Dalla rocca di Monte Copiolo sono emersi alcuni reperti ludici: un dado, due lastre incise, quattro probabili pedine da gioco e due reperti identificabili forse come rudimentali scacchi. Come in altri contesti medievali il loro numero è piuttosto esiguo, probabilmente a causa della deperibilità dei materiali con cui gli stessi, spesso, venivano fabbricati. Questi infatti erano ricavati da legno, osso (appositamente intagliati) o da altri materiali come stoviglie in ceramica ormai in disuso.
I giochi solitamente venivano fabbricati nel sito di rinvenimento; va segnalato che, in Francia, durante il bassomedioevo in alcuni contesti operavano i decidiers, veri e propri artigiani preposti alla fabbricazione dei dadi da gioco.
Tra il XII ed il XIII secolo si assiste ad un'ampia diffusione del gioco d'azzardo, che presto venne messo al bando dalla religione cristiana. Ci sono affreschi che illustrano alcuni giochi, come quello trecentesco conservato all'eremo di Lecceto, nella provincia di Siena, dove è rappresentato il gioco delle trenta tavole. Ci è pervenuto anche un affresco del XIV secolo che ritrae il gioco della dama: appartiene al Ciclo della Castellana di Vergi, conservato a Firenze al Museo di Palazzo Davanzati, dove le pedine sono costituite da dischi circolari.
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Questi giochi erano spesso utilizzati dai militari durante i loro turni di guardia e si contraddistinguevano come veri e propri "passatempi". Gran parte d'essi proviene, infatti, da luoghi dove erano ubicate strutture fortificate: una torre o un apprestamento difensivo. Soprattutto le basi dei giochi e le pedine erano potevano essere realizzati dai militari stessi con mezzi di fortuna: lastre in pietra o laterizi (come tegole e mattoni), che spesso venivano reimpiegati per questo scopo. In alcuni casi, la faccia a vista di pietre ancora in posa in pavimentazioni o murature di torri (o ingressi fortificati), era utilizzata dalla guardie proprio come base di gioco e ancora oggi su queste, in alcuni siti, sono visibili incisioni a carattere ludico.