Nel corso della seconda-terza campagna di scavo, presso la zona sommitale del castello, all'interno del circuito murario della rocca (Area 2 - Settore "Podio sommitale") è stato rinvenuto un sepolcreto bassomedievale datato tra XII e XIII secolo da alcune indagini al radiorcabonio, dallo studio del contesto stratigrafico e degli elementi di cultura materiale presenti a corredo di alcune sepolture.
Le sepolture 52 (tutte in cassa litica) più un piccolo ossario appartenevano, in parte, a persone adulte e, per la maggior parte, a bambini (anche in tenera età). Le ossa provenienti dal sepolcreto sono in corso di studio da parte di una équipe di antropologi dell'Università di Bologna che potrà definire, oltre alle cause dei decessi, anche le abitudini alimentari e lo stile di vita di questi abitanti del castello.
PRIMI RISULTATI DELLA RICERCA
Lo stato di conservazione del materiale scheletrico rinvenuto durante la campagna di scavo 2003 non era in buone condizioni. Questo, infatti, proveniva sia da sepolture le cui lastre di chiusura erano spesso assenti o spezzate a causa di successivi rimaneggiamenti della sovrastante pavimentazione dell'edificio ecclesiastico, sia da un ossario, in cui le ossa erano state riposte senza un ordine apparente e riconoscibile, in giacitura secondaria.
Lo studio antropologico ha evidenziato che il materiale scheletrico rinvenuto durante questa campagna di scavo è riferibile a 36 inumati, di cui 16 adulti (15 maschi e 1 femmina) e 20 in crescita (12 infanti e 8 bambini); tra gli infanti è presente almeno un individuo morto probabilmente alla nascita.
Questa elevata concentrazione di tombe di infanti e bambini (55,5%) fa riflettere sul significato del sepolcreto. Pur essendo difficile, il più delle volte, identificare il tempo di utilizzazione di un cimitero, in numero di generazioni successive e quindi della composizione demografica della popolazione di riferimento, è frequente rinvenire nei contesti di scavo, sia individui in crescita sia adulti di sesso maschile e femminile, con percentuali diverse. Queste analisi paleodemografiche consentono di interpretare lo stato di salute della popolazione (mortalità infantile, sex ratio cioè rapporto tra individui di sesso maschile e femminile, ecc…).
Per quanto riguarda le lesioni osservate sui crani 21, 25 e 27, tutti riferibili ad individui adulti di sesso maschile, queste sono riconducibili all'esito di traumi volontariamente prodotti peri mortem per i crani 21 e 27 e ante mortem per il cranio 25. In generale, sulla base delle caratteristiche morfologiche, le lesioni in esame sembrerebbero essere tutte riferibili ad eventi di violenza interpersonale.
Tuttavia, dato che nel caso di lesioni perimortali è difficile stabilire se queste siano state prodotte subito prima o subito dopo la morte dell'individuo, non si può escludere che la perforazione descritta per il cranio 21 possa essere stata prodotta dopo la morte in relazione a pratiche eseguite a scopo magico-rituale, quale per esempio, come già detto, l'infissione di un chiodo.
Per quanto riguarda il cranio 27, l'infissione della lama di una spada al vertice della volta cranica si configura invece come una possibile "esecuzione". Purtroppo, le lesioni in esame sono prive di un chiaro contesto. Infatti, dal momento che i tre crani sono stati rinvenuti nell'ossario, essi non sono associabili con sicurezza ad elementi dello scheletro postcraniale. Inoltre, dal momento che le ossa rinvenute nella fossa dell'ossario erano ammassate senza un ordine apparente, non si può chiaramente risalire al contesto cronologico dei reperti in esame. Certamente lo studio della restante parte dei resti scheletrici consentirà di interpretare più chiaramente il contesto di questo cimitero e le vicende degli uomini che hanno vissuto nel Castello di Monte Copiolo.
(M. G. Belcastro - E. Rastelli, Università di Bologna, Dipartimento di Biologia evolutiva superiore area di Antropologia)