La campagna di scavo 2003, 8 settimane (6 nei mesi estivi e 2 negli invernali) si è concentrata all'interno del perimetro murario della rocca. Ha visto la prosecuzione del saggio di scavo aperto il precedente anno presso l'Area 1 (Settore "Cisterna"), l'apertura di un nuovo saggio di scavo presso l'Area 2 (settore "Mastio") e la ripulitura - studio tipologico di parte della cinta muraria frontale della rocca.
LA CISTERNA: Area 1 - Saggio B - Settore "Cisterna": l'indagine ha permesso di qualificare l'ambiente rinvenuto nel corso della precedente campagna di scavo come cisterna e di identificarne la fase di abbandono (metà XVI secolo) e il successivo cambiamento della destinazione d'uso come ambiente per ricovero di animali (XVII - XVIII secolo).
L'invaso, come emerge dal confronto dei dati di scavo di questa area con le restanti aree scavate della rocca, fu edificato tra XII e XIII secolo quando si provvide a determinare il nuovo assetto difensivo della vetta del monte. La costruzione della cisterna fu l'ennesimo frutto di una serie di radicali cambiamenti che interessarono la zona alta del monte, quella preposta alla difesa del sottostante, più basso terrazzamento dove, almeno a partire dal XIII secolo, sorgeva l'abitato di Monte Copiolo.
L'edificazione di una cisterna si rese quindi necessaria quando, sulla cima del monte, venne impiantata una vera e propria rocca, un cassero posto a difesa del sottostante insediamento. L'invaso si trova interrato per quasi 5 metri rispetto all'odierno piano di calpestio e, a poca distanza da questo, è presente l'imboccatura di una piccola grotta posta proprio a filo con i resti della muratura sud della cisterna. La cisterna, si è detto, è interrata, ma non venne del tutto intagliata nella viva roccia del monte. Nel luogo scelto per porre in opera questa struttura poteva trovarsi già una cavità sotterranea dovuta alla natura carsica del suolo montecopiolese; la volta della caverna poté essere sfondata e le sue pareti tagliate, lavorate e preparate ad accogliere murature.
Nelle malte di calce utilizzate per il sacco delle murature si trovano infatti numerosi frustuli di stalattiti (o stalagmiti), ma anche stalattiti integre; possiamo pensare che queste provengano proprio dal riadattamento di grotte naturali e, in particolare, dall'asportazione della volta delle stesse, per porre in opera le strutture della cisterna.
Le murature poste in luce dal saggio di scavo sono composte da bozze calcaree riquadrate di medie e grandi dimensioni poste su piani di posa sub-orizzontali a formare un apparecchio murario regolare (fig. II.7.12).
La cisterna (m 7,00 X m 3,5) è formata dalle quattro murature ancora oggi visibili, mentre non resta traccia della sua copertura e, se vi era una volta a botta, neppure delle sue imposte. La muratura sud dell'ambiente, come si è detto, la più danneggiata da crolli si trova parallela all'imboccatura di una grotta. Probabilmente proprio in questa muratura doveva trovarsi un'apertura (ad arco?) che fungeva da "troppo pieno". L'acqua, raggiunto il livello massimo di contenimento del bacino, poteva così defluire dall'apertura praticata nel muro sud ed incanalarsi all'interno di una piccola grotta che poteva fungere anche da secondo invaso o da vero e proprio "bottino", ovvero una struttura ricavata nel sottosuolo che creava una sorta di rete idrica sotterranea di collegamento e che magari avrebbe potuto, al bisogno, convogliare un flusso d'acqua verso il sottostante abitato. Nello strato più basso della cisterna (US 11) è affiorato il fondo dell'invaso, concavo e completamente ricoperto da un cocciopesto rosato perfettamente liscio ed ancora assai tenace.
L'abbondante presenza di ceramica smaltata rinascimentale (per lo più forme chiuse) depositatasi sul fondo della cisterna, ha permesso di datare la sua ultima fase d'uso alla seconda metà del XVI secolo, quando l'invaso smise di assolvere alla sua funzione senza essere ripulito come invece, ciclicamente, accadeva. La presenza, assieme a questo materiale ceramico piuttosto tardo, di qualche frammento di maiolica arcaica e di proto-maiolica testimonia come, invece, nei secoli precedenti si operassero continue pulizie della struttura.
La cisterna dunque non venne più utilizzata a partire dalla fine del 1500 e il crollo della sua copertura avvenne consecutivamente per sfondamento, provocato da un agente esterno. L'US 9 ha evidenziato infatti un crollo composto interamente da conci di grandi dimensioni, perfettamente riquadrati, non appartenenti al paramento murario della cisterna. Tracce di lavorazione a subbia e di nastrino datano questi conci tra XII - XIII secolo. A monte del lato ovest della cisterna doveva trovarsi una struttura edificata, in parte, con questa tipologia di conci; si trattava del palatium della rocca, coevo alla chiesa sommitale, alla cinta in pietra, al grande edificio addossato alla cinta e alla cisterna stessa, ma che, proprio per essere residenza signorile, fu realizzato con una migliore tecnica muraria, non riscontrabile, per ora, in nessuna altra muratura superstite della rocca. Il crollo di questa antica struttura, avvenuto dopo la cessazione d'uso della cisterna è in parte disceso verso il sottostante invaso e, dopo averne sfondato la volta, ne ha invaso il perimetro trascinando con sé dell'altro materiale come coppi e lastre scistose, ma anche del legname, tanto che assieme alla ceramica, sul fondo della cisterna restavano, perfettamente conservatisi grazie alla particolare condizione chimica, resti di travi (probabilmente appartenenti a capriate) e di "scuroni" da finestra. Sempre sul fondo, assieme alla ceramica ed ai resti lignei, sono emerse tre staffe in ferro (di cui due da cavaliere), perfettamente conservate, una pinza ed una chiave.
Con il definitivo abbandono del castello (secolo XVIII) l'intera area della rocca venne utilizzata come pascolo per ovini (e mantenne questo utilizzo sino all'immediato dopoguerra). Sopra il massiccio strato di crollo (US 9) è stato infatti rinvenuto un corposo strato di terriccio scuro (US 8), piuttosto compatto e maleodorante, all'interno del quale erano perfettamente riconoscibili resti di pasti: si trattava di uno strato posto in relazione con l'occupazione della cisterna, per breve periodo, da parte di animali da pascolo. Questi venivano introdotti nel perimetro dell'ambiente dal suo lato sud, quello dove era presente il troppo pieno, probabilmente già lesionato dal crollo del grande edificio di XII - XIII secolo. Come testimoniato dagli abbondanti resti di pasto rinvenuti in questo strato (ossa animali annerite - perlopiù ovicaprini - che presentavano segni di macellazione ) all'interno dell'ambiente, oltre agli animali, potevano trovare riparo anche i pastori che controllavano il gregge. Tutti i sovrastanti strati, compresi tra l'US 7 e l'US 2, si riferiscono a materiale dilavato all'interno della cisterna dopo che questa cessò anche il suo utilizzo come ricovero per animali. All'interno del perimetro dell'invaso, ormai colmo di detriti qui accumulatisi nel corso di tre secoli, tra gli anni '60 e '70 del secolo scorso, il corpo forestale tentò di piantumare delle conifere.
IL PODIO SOMMITALE: Area 2 - Saggi A1 - A2 - A3 - Settore "Podio sommitale": parallelamente al Saggio B è stato aperto un secondo saggio di scavo al centro del podio sommitale della rupe (Area 2, Settore "Mastio") per ricercare e riportare alla luce le probabili fondazioni delle murature di um importante torrione qui situato dalla storiografia feretrana. Il saggio, oltre a permettere di identificare i resti di un possente torrione (le fondamenta della sua muratura settentrionale, i resti di una pavimentazione e di una piccola cisterna) databili tra il X ed il XII secolo, ha riportato alla luce un sepolcreto medievale riferibile ad una chiesa che prese il posto del torrione tra XII e XIII secolo in un momento in cui si rivide completamente l'assetto difensivo della cima della rupe. Le tombe, in cassa litica, appartengono soprattutto a bambini in tenera età (ma sono presenti anche alcuni adulti) e appaiono posteriori alla costruzione del torrione sommitale.