Documentazione - analisi degli elevati

Nel corso delle campagne di scavo 2002 - 2005 si è indagata, perlopiù, l'area della rocca di Monte Copiolo; il sottostante abitato è stato oggetto, infatti, di modesti interventi di scavo (sono stati riportati alla luce 2 ambienti).
Mentre nella zona del castello (aree 4, 5, 6, 7, 8, 9) dove sorgevano le abitazioni racchiuse dalla cinta difensiva bassa restano, ancora oggi, numerose murature che si conservano, in alzato, anche per diversi metri, per quanto riguarda la rocca limitate sono le testimonianze di strutture che si elevano dal terreno. Formulare dunque un atlante delle tipologie murarie di questa zona è studiare, spesso, pochi corsi di pietre rasati da successivi cambiamenti strutturali o di destinazione d'uso e lacerti di murature. Ciò non toglie che la ricerca, all'interno del perimetro difensivo della rocca (Aree 1, 2, 3) abbia comunque restituito significativi dati preliminari per giungere ad una successiva formulazione di un atlante murario dell'intero castello, ma anche del restante contesto feretrano, anch'esso in fase di studio.
Il terrazzamento alto del monte è stato, ad oggi, soltanto parzialmente interessato dagli interventi di scavo. Le poche murature superstiti nell'area indagata (aree 1, 2), per altro (ad eccezione di quelle della cisterna e delle mura di cinta occidentali) conservatesi spesso in alzato soltanto per pochi corsi di pietre, non permettono di stendere un dettagliato atlante murario della zona, quanto, comunque, di comprendere l'evoluzione di alcune tecniche murarie in relazione alle fasi insediative identificate dalla ricerca archeologica e, soprattutto, di attestare un forte reimpiego di materiale e la presenza, presso il cantiere, di maestranze specializzate, almeno durante il XII secolo. Certamente l'evoluzione dell'indagine all'interno del recinto della rocca, permetterà di rinvenire nuove murature, dunque questo contributo rappresenta soltanto un primo approccio a ciò che sinora è emerso.
Malgrado questi pochi resti, dunque, le tre fasi medievali sinora accertate di occupazione della rocca (Fase I: XI - prima metà XII / Fase II: seconda metà XII - prima metà XV / Fase III seconda metà XV - seconda metà XVI secolo) trovano riscontro anche nella lettura degli alzati residui del comparto difensivo, lettura che testimonia la presenza, prima del XII secolo, di un massiccio torrione sulla vetta della rupe e di alcune strutture, poste nelle sue vicinanze. Strutture a questo legate e simili, non tanto per disposizione del paramento (del quale oggi resta ben poco a causa delle successive manomissioni dell'area), quanto per il materiale edilizio utilizzato (blocchi calcarei spaccati). Così paiono in relazione tra loro le mura di cinta della rocca, la cisterna e le murature che compongono il grande edificio addossato alla cinta ovest che presentano tutte, generalmente, l'impiego di bozze calcaree riquadrate, disposte su piani di posa orizzontali o sub-orizzontali e, soprattutto, il reimpiego di enormi pietre spaccate e di grandi conci riquadrati e lavorati a subbia, nella faccia a vista, provenienti, con tutta probabilità, dallo smontaggio / crollo del torrione sommitale nel corso del XII secolo.
È stato altresì possibile accertare, nell'area a monte della cisterna e immediatamente a nord dei resti del torrione sommitale, per ora soltanto tramite un corposo crollo (ma è prevista l'apertura di un saggio di scavo in questa zona) la presenza di una struttura edificata, in parte, con conci calcarei perfettamente riquadrati con lavorazione della faccia a vista a subbia e, questa volta, anche decorati a nastrino, differenti da quelli utilizzati come materiale di reimpiego nelle strutture di Fase II, poiché di lavorazione maggiormente accurata. Questi conci sarebbero da porre in relazione con la presenza di una struttura signorile, residenziale: un palatium che, dopo la scomparsa del torrione sommitale, dovette essere edificato, al pari delle mura di cinta e della cisterna, in quest'area della rocca. La decorazione a nastrino, l'utilizzo di subbia e gradina nella lavorazione delle facce a vista, lascerebbero ipotizzare la presenza, nel cantiere, di maestranze specializzate.
Parallelamente alla stesura di questo saggio è in compilazione un atlante murario feretrano dove gli esempi riscontrati e datati in contesto copiolese vengono confrontati con il restante contesto territoriale, particolarmente con strutture edificate, parimenti, in calcare (castelli di Penna e Billi, castello di Rocca Pratiffi, castello di Petrella Guidi, castello di Faggiola Vecchia); è possibile anticipare che, conci del genere, si trovano ancora in posa presso le mura del torrione sommitale del castello di Petrella Guidi (XII - XIII secolo / Comune di Sant'Agata Feltria), ma anche in quelle del Duomo di San Leone (XII secolo / Comune di San Leo), confermando la datazione di quelli copiolesi, emersa dai dati di scavo, alla seconda metà del XII secolo.

(Andrea Mascellini)